Mentre i soliti “Rappresentativi” brindano per aver ottenuto il pagamento dei permessi sindacali all’interno del FESI (Fondo Efficienza Servizi Istituzionali), c’è un’altra faccia della medaglia che l’Amministrazione finge di non vedere.
Siamo arrivati al paradosso.
I privilegiati,chi si occupa di attività sindacale (spesso lontano dai reparti operativi) vede il proprio impegno monetizzato e tutelato nel premio di produttività.
Gli “ultimi”,il collega che è in convalescenza per fine terapia salvavita, che ha lottato contro malattie gravi e cerca di tornare alla normalità, si ritrova penalizzato.
Per lui, il FESI diventa un miraggio o viene drasticamente decurtato.
È questa la vostra giustizia?
Com’è possibile che chi è assente per tutelare una sigla sindacale venga premiato, mentre chi è assente perché sta letteralmente lottando per sopravvivere debba subire anche il danno economico?
Questa non è efficienza, questo è un sistema malato che premia la burocrazia e punisce l’umanità.
Noi non ci stiamo.
Non chiamatela “rappresentatività” se non siete capaci di difendere i colleghi più fragili.
Un sindacato che accetta che i propri permessi siano pagati sulla pelle di chi fa chemioterapia o terapie salvavita ha perso la sua bussola morale.
”La dignità di un militare malato vale mille volte più di un permesso sindacale.”
È una questione di civiltà.
“MIA PATRIA ESPRIME IL SUO SDEGNO E IL SUO TOTALE DISACCORDO A QUESTA ENNESIMA TUTELA DI PRIVILEGI ACQUISITI, IL COCER NON È MAI MORTO È VIVO E VEGETO E CONTINUA NEL SUO OPERATO”.
Dalla parte dei colleghi, non delle poltrone.
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